Zanzibar: tre escursioni da non perdere

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Durante la nostra vacanza a Zanzibar, il relax era una delle priorità ma naturalmente non potevamo perdere l’occasione di visitare alcuni dei luoghi più caratteristici dell’arcipelago.

Viaggiando con una bambina di tre anni, ho cercato di bilanciare le sue esigenze con le mie, di modo che tutte queste esperienze potessero risultare piacevoli per entrambe. Dopo un’attenta selezione, abbiamo deciso di fare un giro guidato del villaggio di Jambiani, di visitare la foresta di Jozani e la riserva delle farfalle e di unire in una sola giornata l’esplorazione della capitale Stone Town e di Prison Island. Abbiamo escluso le gite in barca perché mia figlia ancora non si sente sicura in mare e dopo due minuti in acqua vuole uscire. Tuttavia, per chi lo desiderasse, Zanzibar offre tanto anche agli amanti dello snorkeling e delle immersioni.

Villaggio e mestieri
Dopo un primo giorno di meritato riposo, abbiamo deciso di visitare il villaggio di Jambiani accompagnati da una guida, che era anche il manager della guest house presso la quale soggiornavamo.
L’escursione ha occupato tutta la mattinata, durante la quale siamo andati alla scoperta degli angoli più interessanti del villaggio, tra i quali la moschea, il cimitero, la scuola, l’asilo e la casa della guaritrice.
La nostra guida ci ha parlato delle tradizioni del luogo e di come si svolge la vita di tutti i giorni e ci ha fatto scoprire gli interessantissimi mestieri delle donne, come la coltivazione delle alghe e la lavorazione delle fibre di cocco.

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La lavorazione delle fibre di cocco a Jambiani

Consigli per chi viaggia con bambini: portare acqua, cappellino ed eventualmente crema solare. Si cammina parecchio, quindi se il bambino è piccolo o molto insofferente, meglio munirsi di marsupio (o di papà disposto a portarlo in braccio).

Jozani e farfalle
Questa escursione di mezza giornata è stata la preferita da mia figlia, che si è divertita a camminare nella foresta e a osservare alcuni animali caratteristici della zona.

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Incontro ravvicinato con un bruco al Butterfly Centre

Con il nostro driver, abbiamo prima raggiunto il Butterfly Centre, dove ci è stato illustrato il ciclo di vita delle farfalle e abbiamo ammirato diverse specie nel giardino tropicale del centro, quindi ci siamo dirette a Jozani.

La visita guidata a piccoli gruppi nel primo parco nazionale di Zanzibar è stata molto interessante: muovendoci tra la vegetazione rigogliosa, abbiamo visto millepiedi, piccolissime rane e, naturalmente, le scimmie. L’escursione si è conclusa con un percorso all’interno di una zona di mangrovie, che ci ha colpito per la sua particolarità.

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Consigli per chi viaggia con bambini: gli stessi che valgono per gli adulti, cioè non toccare o infastidire gli animali e munirsi di spray repellente contro gli insetti più molesti.

Stone Town e Prison Island
Visto che per raggiungere Prison Island si parte da Stone Town e la distanza della capitale da Jambiani è di circa un’ora e mezza di auto, ho deciso di concentrare in un’unica giornata due visite che, volendo, si potrebbero fare anche separatamente.

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Stone Town è tappa obbligata per chi si reca a Zanzibar per la prima volta: eletta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, è piena di angoli interessanti, architetture variegate e molteplici influenze culturali. Con la nostra guida parlante italiano abbiamo visitato alcune tra le zone più caratteristiche, facendo tappa al mercato, al forte arabo, al palazzo del sultano, ai bagni persiani di Hamamni, alla St. Joseph’s Cathedral e al Palazzo delle meraviglie. Ovviamente non poteva mancare la foto di rito davanti alla casa di Freddie Mercury, raggiunta dopo aver percorso le viuzze di Stone Town, dove i negozi di souvenir si alternano alle botteghe artigianali.

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Verso Prison Island

Dopo il pranzo in un ristorante locale e un po’ di riposo, abbiamo raggiunto Prison Island a bordo di una barca a motore. Questo luogo tristemente famoso per la quarantena degli schiavi, oggi ospita un piccolo resort, un ristorante e diversi animali, compresa una popolazione di tartarughe giganti di terra di varie età. I punti panoramici regalano splendidi scorci sul mare, perfetti per gli appassionati di fotografia. Chi non resiste al richiamo dell’acqua, invece, può fare un po’ di snorkeling attorno all’isola.
Consigli per chi viaggia con bambini: meglio indossare scarpe comode per muoversi con maggiore scioltezza per la città, portare cappellino e abbondante acqua.


Quel qualcosa in più…

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Visita a un asilo

Oltre a partecipare alle escursioni che vi vedrete proporre da qualsiasi struttura ricettiva o agenzia, se vorrete tornare da Zanzibar sentendovi arricchiti dal punto di vista umano, il mio consiglio è quello di rivolgervi a qualche associazione attiva sul territorio per vedere con i vostri occhi i progetti di solidarietà portati avanti a Unguja. Noi non smetteremo mai di ringraziare WHY Insieme, i cui referenti ci hanno accompagnate in un asilo nel Sud dell’isola per farci capire meglio in che cosa consiste il lavoro che svolgono e, naturalmente, per conoscere i bimbi e le insegnanti. Abbiamo inoltre potuto visitare il villaggio in cui ha sede l’asilo, entrando in contatto ancora di più con la vita vera di Zanzibar, quella lontana dal turismo di massa.

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Abitazione tipica in un villaggio del Sud

 

 

 

 

 

 

 

 

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Turismo responsabile a Zanzibar: dove dormire e mangiare a Jambiani

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Posizione del ristorante Star Fish e della Muba Guest House

Quando ho cominciato a definire i dettagli della nostra vacanza a Zanzibar, una delle poche cose che avevo ben chiare in mente era che non avrei soggiornato in un villaggio italiano né in un grande albergo. Quasi subito mi sono ricordata che in un’altra occasione mi ero imbattuta sul Web nel sito di una guest house gestita da personale locale ma nata per volontà di un’associazione italiana. Da qui a giungere sulla pagina della Muba Guest House di WHY Onlus il passo è stato molto breve.

La Muba Guest House è una struttura semplice ma confortevole direttamente sul mare, a circa metà di Jambiani, un villaggio di pescatori nella zona sudorientale di Unguja. Piccola e discreta, si inserisce in modo armonioso nel paesaggio circostante ed è la scelta ideale per il turista responsabile che ha a cuore il bene dell’ambiente e delle persone che lo accolgono.

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Vista dal nostro bungalow

A me e mia figlia è stata assegnato un bungalow direttamente sul mare, costituito da ampia camera con letto matrimoniale, piccola stanzetta con un letto singolo (che a noi non è servito, viaggiando sole), antibagno con lavello e bagno spazioso con WC e doccia. I letti erano dotati di zanzariere e, per riporre gli indumenti e gli altri oggetti personali, erano disponibili un armadietto in legno e dei ripiani realizzati con corde in fibra di cocco intrecciate. Come sempre, viaggiavamo con i nostri organizer per valigia, quindi anche senza un armadio vero e proprio abbiamo potuto sistemare comodamente tutti le nostre cose. Non c’era l’aria condizionata ma, complici il vento costante e un buon vecchio ventilatore a pale, non abbiamo mai sofferto il caldo.
Completava la nostra stanza una verandina con tavolo e sedie che ho usato spesso per rilassarmi in compagnia di un libro mentre la mia bambina faceva il sonnellino pomeridiano.

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Veranda e spazio antistante la nostra camera

I responsabili della Muba Guest House mirano a limitare il più possibile l’uso della plastica, per questo motivo mettono a disposizione degli ospiti bottiglie di vetro e borracce da riempire gratuitamente attingendo all’erogatore presente al ristorante Star Fish, lo stesso dove viene offerta la colazione.

La guest house di WHY Onlus si trova nei pressi di altre strutture ricettive, bar e ristoranti raggiungibili dalla spiaggia, quindi volendo è possibile spostarsi per il pranzo, per la cena o per fare un bagno in piscina presso gli alberghi che ne sono provvisti nei momenti di bassa marea. Noi, tuttavia, non abbiamo fatto nulla di tutto ciò; al contrario, abbiamo adeguato le nostre attività, bagni compresi, all’andamento delle maree e scelto di consumare tutti i nostri pasti al ristorante Star Fish.

Oltre all’ottima colazione a base di tanta frutta fresca e prodotti da forno fatti in casa, il ristorante Star Fish offre un’ampia varietà di piatti a base di pesce e ricette tipiche della cucina swahili, il tutto cucinato alla perfezione. In 10 giorni non abbiamo mai avvertito l’esigenza di mangiare altrove. Fra i piatti che abbiamo preferito, ci sono sicuramente il polpo al cocco e lime e il filetto di pesce in crosta di cocco o di arachidi; assolutamente da provare!
Alla qualità delle pietanze si aggiungono la disponibilità, la cortesia e il sorriso dei ragazzi dello staff, che sanno davvero farti sentire a casa.

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Colazione al ristorante Star Fish. Fonte: sito della struttura

Oltre a offrire la sistemazione e il servizio ristorante, la Muba Guest House si occupa anche, su richiesta, di organizzare i trasferimenti dei propri ospiti da e per l’aeroporto e le escursioni, delle quali vi parlerò meglio in uno dei prossimi post.

Già tutto questo sarebbe sufficiente per invogliare a recarsi presso questa struttura e il suo ristorante, però c’è dell’altro: il ricavato della permanenza degli ospiti va a sostegno dei progetti educativi dell’associazione WHY Onlus, che si occupa soprattutto della realizzazione o del recupero di asili. Naturalmente, come abbiamo fatto noi, tutti gli ospiti della Muba Guest House possono vedere con i loro occhi alcuni di questi progetti visitando degli asili con i referenti dell’associazione. Un’esperienza davvero interessante ed emotivamente coinvolgente, soprattutto se fatta insieme ai propri figli.