Lavorare da remoto: serve un ufficio?

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Se bazzicate su Instagram e sugli altri social, è quasi inevitabile che siate entrati in contatto con fotografie che ritraggono persone, di solito abbronzatissime, che lavorano in spiaggia, per strada, in bar e in ristoranti.

La realtà del lavoro da remoto (abbronzatura a parte) è proprio questa: bastano un PC, una connessione a Internet e, per alcune professioni, un telefono e il gioco è fatto. L’ufficio fisico viene dopo. Ecco così che si configura l’universo dei nomadi digitali, persone che grazie alle nuove tecnologie possono lavorare da qualsiasi angolo del mondo e in qualsiasi momento, spesso negli orari e nei giorni che preferiscono.

Naturalmente non tutte le persone che lavorano da remoto se ne vanno allegramente in giro per il globo: io, per esempio, lavoro prevalentemente da casa ma mi è capitato anche di farlo da amici o parenti, nella sala d’attesa del medico, in aereo, in treno e in altre situazioni non tradizionali. Ho una postazione di lavoro nella mia abitazione, con la classica scrivania, ma non è raro che mi vediate seduta al tavolo della cucina, accoccolata su una poltrona in terrazza o mezza distesa sul divano vicino a mia figlia che gioca.

La decisione di lavorare in casa da postazioni improvvisate, in luoghi pubblici, nei moderni spazi di coworking, completamente in mobilità o alla classica scrivania è una scelta assolutamente personale, che dipende dalle esigenze e dalle abitudini di ciascun lavoratore.

Se rientrate nell’ultima categoria, cioè quella dei lavoratori da remoto che non rinunciano a un tavolo e a una sedia comodi, e volete alcuni suggerimenti per creare il vostro “home office”, potete leggere un mio vecchio articolo pubblicato su LinkedIn: L’uffico per chi lavora da casa.

 

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